Sentieri umani (50 poesie), 2000

Questa prima opera poetica (2000), degli anni accademici in Letteratura italiana, risente in parte dello sperimentalismo giovanile e del diretto contatto con i temi e lo stile della tradizione, soprattutto Ottocentesca e Novecentesca italiana.
Con “Sentieri umani”, in 50 poesie, l’autore alterna il genere del sonetto alla canzone, le composizioni liriche antiche con quelle più moderne e libere dai vincoli della metrica e della rima.
In esse si sviluppano tematiche apparentemente care all’autore: la descrizione della natura e degli eventi atmosferici intensi, legati al suo territorio di origine, la Valle Mesolcina (come leggiamo in alcuni titoli: “Estate”, “Solcate valli”, “Incanto in valle”, ”Vento”, “La sabbia e il vento”, “Stagionare”, “Paglia” ecc.), i sentimenti legati alla giovinezza e alla vecchiaia, allo scorrere inesorabile del tempo (“Vita mia”, “Giovinezza”, “Senilità”, “Sentieri umani”, “Frammenti”, “Linee di tempo” ecc.), in un gioco di riflessione psicologia sulla condizione umana, sull’aridità dei sentimenti, sulla difficoltà di condurre una vita fatta di equilibri e gioie. 
Ritorna poi spesso il tema cruciale della “morte”, intesa non solo come annientamento dell’esistenza, ma anche come atto finale di una vita che condurrà verso nuovi orizzonti (“Giochi d’ombra”, “Vie deserte”, “Madama morte”, “Tracce d’infinito”, “A mio padre” ecc.). 
Non mancano poi esperienze più personali ed intime, come i viaggi attraverso il Sudamerica, (“Bolivia”), gli amori del passato (“Amore e morte”) e questioni legate allo scrivere poetico, alla necessità di un’opera letteraria (“Poeta”, “Perché arcaico” ecc.). 
Opera prima, dunque, che si inserisce in un filone letterario dell’aulico e dell’arcaico, apparentemente al di fuori dal moderno modo di intendere e di comporre poesia, ma che già lascia intravedere spazi di personalità che si andranno presentando nelle liriche successive.

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Gerry Mottis - Docente e scrittore GERRY MOTTIS
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